SSD cosa sono e come funzionano
SSD: per molti una sigla qualunque tra le tante inserite tra i produttori di computer, ma che in realtà nasconde l’adattamento di una tecnologia ampiamente sfruttata come unità di archiviazione di massa.
La parola SSD è un acronimo, che indica “Solid State Disk”, ovvero disco (rigido) allo stato solido.
Ora che siamo a conoscenza del significato di questa parola, concentriamoci sulla tecnologia impiegata: il supporto di memorizzazione FLASH; questo tipo di memoria, non è in se una novità nell’ambito informatico (è presente da molti anni nei dispositivi più disparati, come cellulari, schede madri, forni, tv, …), ma dati i recenti progressi nell’ambito dell’aumento della densità di memorizzazione, si sono aperte nuove frontiere per il suo utilizzo.
Come avrete notato, la maggior parte dei supporti di memorizzazione (ad eccezione dei microdrive, dei dischi rigidi portatili, dei supporti magnetici ed ottici) indica la scritta “FLASH”, ovvero indica che i dati verranno memorizzati in una memoria elettronica (di tipo FLASH).
A questo punto ci chiediamo come funziona questo tipo di memoria il quale funzionamento sembra molto complicato, ma in realtà non lo è più di tanto.
Questo supporto, come tutti i dispositivi digitali è essenzialmente composto da transistor, fino ad ora non sembra essere molto diverso da altri dispositivi, ma la differenza da altri componenti digitali sta nel tipo di transistor utilizzati per memorizzare: questi transistor, infatti sfruttano una serie di effetti fisici, tra i quali vi è l’effetto “tunnel”, che “imprigiona” una parte degli elettroni del segnale nella base del transistor, il quale poi si comporta come un interruttore, che fa passare corrente se c’è segnale sulla sua base.
E così il dato è memorizzato.
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Ma cosa succede quando viene tolta la corrente? Al momento non sembrano esserci differenze tra questo tipo di memoria ed una ram qualunque…
Quando viene tolta la corrente, entra in campo un’altra peculiarità di questi transistor: dopo un opportuno trattamento in fabbrica, questi sono in grado di assorbire una quantità estremamente bassa di corrente dalla “cella” nella quale sono stati intrappolati gli elettroni facenti parte del segnale da memorizzare, quindi il dato (salvo difetti di fabbricazione, danneggiamenti o altri fattori esterni) può essere considerato memorizzato fino a quando la cella si scaricherà (la qualità produttiva influisce pesantemente sulla durata “off line” del dato, che in genere si misura in decine d’anni).
Quando viene ripristinata l’alimentazione al dispositivo, molto probabilmente le celle verranno ricaricate automaticamente, per assicurare una maggiore durata della memorizzazione.
Nella fase di lettura, invece vengono lette le uscite dei transistor, che in genere vengono raggruppati in celle da 4kB (quantità minima memorizzabile su un supporto di tipo flash).
Nel caso cui bisogni sovrascrivere un dato, la sovrascrittura è “intelligente”, ovvero non va a modificare i bit memorizzati nelle celle che si presentano uguali al segnale da memorizzare (quindi, se avessimo un dato 11001010 e volessimo memorizzare 00011010, verrebbe memorizzata solo la differenza tra i due, ovvero 00-1—-).
La tecnologia impiegata, però non presenta solo pregi, ma vi sono tre difetti principali:
* numero di memorizzazioni limitato
* lentezza nella scrittura
* costo del prodotto
Questi difetti, sono sempre stati i classici punti deboli di questa tecnologia, ma ora, grazie a nuove tecniche di produzione e di memorizzazione, sono stati notevolmente attutiti: si è passato dalle 1000 alle 10000 e più scritture sopportate dai transistor, la velocità di memorizzazione è in costante aumento (si è passati da alcuni kBps a 100 e oltre Mbps) ed il costo è in repentina diminuzione (per esempio, ora quanto costa una chiavetta usb flash da 2GB?).
Dopo aver brevemente spiegato come funziona questo tipo di supporto, ora passiamo al nocciolo della questione: cosa sono i dischi rigidi allo stato solido?
Il disco rigido allo stato solido è un normale disco rigido che, al posto di utilizzare un supporto magnetico, sfrutta la memoria flash come archivio.
Ora tutti si domanderanno: ma servono veramente i dischi rigidi allo stato solido?
La risposta è “dipende”: gli ssd, visto il loro costo per gigabyte, non saranno consigliabili per archiviare grosse mole di dati, però per la loro resistenza e velocità di lettura (che dipende in gran parte dal bus utilizzato), saranno interessanti per le applicazioni portatili, nelle quali, viste le continue sollecitazioni meccaniche, un disco rigido durerebbe poco, oppure anche in ambito di server web, dove la velocità di lettura, il basso consumo e la durata in termini di tempo è più importante del costo in denaro.
Alla fine, i vantaggi del disco ssd sono:
* Basso consumo.
* Illimitati cicli di lettura.
* Alta resistenza agli urti ed alle accelerazioni.
* Alta velocità di accesso ai dati e di lettura non sequenziale.
* Immunità ai campi magnetici.
* Temperatura operativa estesa (diciamo da -40°C a +50°C).
* Bassa produzione di calore.
* Alta durata operativa.
Gli svantaggi principali sono:
* Alto costo.
* Bassa capacità.
* Numero di scritture limitato.
* Bassa velocità di scrittura.
* Maggiore sensibilità alle scariche elettrostatiche.
Quindi, dopo questo articoletto, spetta a voi decidere se e come utilizzare i dischi ssd.
Marcopete87