Alcune impressioni su Windows 7 RC (Aggiornato)
Dopo aver già discusso di Windows 7, l’ormai noto successore di Vista, di come installarne la versione preliminare e di quali servizi dell’ultima build disattivare per guadagnare qualche punto in performance, è giunto il momento di appuntare qualche considerazione sostanziale sulle caratteristiche e sulle novità introdotte nella release candidate di Seven.
I test, come di consueto, sono stati condotti su un MacBook Pro (Late 2006) con Intel Core 2 Duo 2.33GHz, 3GB di RAM DDR2 667MHz e ATI Mobility Radeon X1600.
Installazione
L’installazione risulta, nelle modalità, sostanzialmente invariata rispetto a quella di Windows Vista. Tralasciando qualche minino aggiustamento grafico, la differenze più rilevanti coinvolgono i tempi di esecuzione, leggermente ridotti, e la fase di configurazione post installazione durante la quale non viene più visualizzato l’assistente per il calcolo del punteggio Windows Experience (il sistema di classificazione che Windows utilizza per segnalare all’utente, tramite un valore compreso tra 1 e 5.9, le “potenzialità” del computer in uso). Dopo un solo riavvio ci ritroviamo in breve davanti al nuovo desktop di Windows.
Primo avvio
Al primo avvio del sistema non ci attende più la storica finestra di benvenuto che caratterizza i sistemi Microsoft fin dagli esordi di Windows 95 ma al suo posto il desktop pulito in stile glass a cui siamo stati abituati a partire da Windows Vista. La prima cosa che si nota è la nuova barra di sistema, ora denominata superbar, nella quale trovano posto non solo l’orologio e le icone di notifica (come da sempre) ma anche i nuovi e pratici pin alle applicazioni più utilizzate.
Le applicazioni
Una delle cose che personalmente non ho mai capito di Vista era la fiera dell’inutilità a cui partecipavano tutte le applicazioni disponibili di serie con il sistema operativo. Non sto parlando di Paint o dell’immancabile Notepad, ma dei tanti Windows Movie Maker, Windows DVD Maker, Windows whatever Maker e via così; una decina di programmi messi lì “per facilitare la vita” alla gente che, personalmente, non hanno mai avuto nemmeno l’onore del primo avvio.
Al contrario, Windows 7 si presenta come un sistema molto più essenziale e lascia all’utente la libertà di decidere se installare o meno applicazioni aggiuntive tramite il servizio gratuito Windows Live Essential di cui fa parte anche Windows Live Messenger. Degno di nota è invece il supporto ai file immagine di tipo ISO, ora masterizzabili su supporto ottico direttamente da Windows senza alcun software di terze parti.
Prime installazioni
La prima cosa che abbiamo provveduto ad installare è stato l’antivirus perché, per quanto nuovo, rimane pur sempre Windows. Nel nostro caso abbiamo optato per l’ottimo (in termini di prestazioni, occupazione di memoria e affidabilità) Avira Anti-Vir, giunto da poco alla versione 9, sebbene il buon 7 ci consigliasse l’uso del famoso AVG. Successivamente ci siamo dedicati a Office 2007, WinRAR, Windows Live Messenger, Nero 7 e Virtual CloneDrive, per l’emulazione di un drive virtuale. Tutti i software si sono installati correttamente e rispondono in modo opportuno ai comandi dell’utente. Nessun crash, nessuna incompatibilità, nessuna brutta sorpresa. Ovviamente la lista è troppo ridotta per esprimere un giudizio imparziale ma considerando che abbiamo a che fare con un sistema in versione beta è difficile pensare che qualcuno vi si affiderà per progettare un museo in AutoCAD.
I driver
Quella dei driver è sempre una questione controversa ed è ulteriormente amplificata quando si parla di utilizzare il sistema di Bill Gates su hardware Apple. Inutile dire che le attuali versioni di Boot Camp sono incompatibili (almeno in parte) con 7. Alcuni driver sono presenti di default nel sistema, altri, come quelli video, sono facilmente reperibili in rete e installabili, nel caso di MacBook o MacBook Pro, attraverso scorciatoie che variano a seconda che la scheda video sia ATI o nVIDIA. Altri ancora sono recuperabili direttamente da Boot Camp, ma difficilmente riusciremo a installare i driver della tastiera o, peggio ancora, dei controller per le schede Intel. Neanche a parlarne per quanto riguarda l’utilizzo della procedura automatica di installazione.
Un sospiro di sollievo giunge proprio in questi giorni con il rilascio della build A354 di Snow Leopard nella quale è inclusa la versione 3.0 build 2054 dei driver Boot Camp. Se riuscite a procurarveli (una ricerca su Google o tra i principali motori di torrent può bastare) ogni problema sarà presto risolto.
In conclusione
Ancora una volta Microsoft sbalordisce in quanto a stabilità e performance. Che Windows sia un sistema ipertrofico e pieno di ridondanze si sa, ma il lavoro che è stato fatto in questa nuova versione è molto e si avverte, quantomeno. Il look-n-feel rimane quello tipico di Vista, leggermente ritoccato laddove si trattava di veri e propri pugni negli occhi, ma il motore che c’è sotto la bella scocca di Aero è qualcosa di totalmente insolito per Windows. Finalmente, le potenzialità di Vista incontrano le performance di XP in un sistema che era quello che tutti, proprio dopo XP, si aspettavano.
Non sono sempre rose e fiori: Mighty Mouse e Windows 7
Una piccola nota a fondo pagina per segnalare a tutti gli avventori della nuova beta un problema noto ma spesso difficile da risolvere: se prima di installare i driver il vostro Mighty Mouse bluetooth funzionava decentemente (la rotellina era inutile, ok, ma almeno il cursore si muoveva), successivamente vi sarà necessario associare il dispositivo. Ebbene, Windows suggerisce di selezionare il mouse tra i device “scovati” e di premere il pulsante “Next” (“Avanti” in italiano) ma ironia della sorte questo non ha alcun effetto: Windows continuerà a tentare di connettervisi senza successo. La soluzione è in pieno stile ostico-microsoft: una volta individuato selezionate il Mighty Mouse, fate clic destro sulla sua icona e tra le proprietà attivate il servizio “Drivers for keyboard, mice, etc (HID)”: l’installazione si concluderà con successo di li a poco. Se credavate che fosse tutto così semplice vi sbagliato di grosso: sappiate che tendenzialmente il mouse si disconnetterà con regolarità dopo qualche secondo di inattività; premetene qualsiasi pulsante e sarà di nuovo a vostra disposizione. Scocciante ma irrisolvibile.
Come sempre rimango a disposizione di quanti avessero dubbi o consigli da dare; il mio indirizzo è enrico[at]plzalliance.com
Aggiornamento
Dimenticavo di segnalare che con la nuova versione dei driver Boot Camp Apple ha finalmente fornito il supporto in lettura alla partizione HFS di Mac OS X. Buona a sapersi
lo sto provando virtualizzato su un macbook nero del novembre 2007 (core 2 duo 2.2Ghz, 2GB di ram, macchina virtualbox), devo dire che va decisamente meglio di vista: anche a me nessun errore al momento, pure i driver virtualbox sono stati installati correttamente.